Wikileak

“Non è in gioco la sicurezza degli stati (nessuna delle
informazioni rivelate mette in pericolo la pace mondialeo era ignorata dai circoli del potere). È in discussione
il diritto dei cittadini di sapere cosa fa e cosa pensa chi li
governa. Come diceva Hillary Clinton nel gennaio
2010: “Internet è l’infrastruttura che rappresenta meglio
la nostra era. Come accadeva nelle dittature del
passato, ci sono governi che prendono di mira chi pensa
con indipendenza usando questi strumenti”. Applicherà
anche a se stessa questa rilessione? Perché il punto è
che i governi possono spiare, legalmente o illegalmente,
i loro cittadini. Ma i cittadini non hanno diritto di
avere informazioni su chi agisce in loro nome, se non
nella versione censurata fornita dai governi.
In questo grande dibattito i protagonisti saranno le
aziende di internet che si sono autoproclamate piattaforme
di libera comunicazione e i mezzi d’informazione
tradizionali così gelosi della loro libertà. La ciberguerra
è cominciata. Non una ciberguerra tra stati, ma
tra gli stati e la società civile online. I governi non potranno
più essere sicuri di poter mantenere i cittadini
all’oscuro delle loro decisioni. Perché ino a quando ci
saranno persone disposte a fare dei leak e una rete popolata
da wiki, nasceranno nuove generazioni di wikileaks” in Manuel Castells, Internazionale, 887

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